Gianni Morandi

Gian Luigi Morandi - Monghidoro (Bologna)

C'era ancora la guerra, l'11 dicembre del 1944, a Monghidoro, piccolo borgo collinare sull' Appennino tosco-emiliano ed alle 7.30 di quella mattina albeggiava appena e c'era la neve. Dovette faticare nonno Toni a rintracciare Adele, la levatrice del paese,perchè aiutasse sua figlia, Clara Lorenzi, a mettere al mondo il suo primogenito, Gianluigi, quando, finalmente, arrivarono in via Vittorio Emanuele,il piccolo era nato,aiutato da nonna Sestilia e dalla bisnonna Assunta. Il suo papà, Renato,lo incontrerà solo quattro mesi dopo, al ritorno dal fronte albanese. Il paese,situato sulla linea gotica,era teatro di scontri fra le truppe tedesche in ritirata ed i partigiani,sarà proprio uno di questi a salvare il neonato da un incendio,divampato nell'abitazione sottostante.

Non sarà facile l'infanzia di questo bambino nato da un padre ciabattino,con il desco in una delle due camere che compongono l'abitazione della famiglia Morandi,che,intanto si è accresciuta con la nascita di un'altra bambina,Nadia,e da una madre stiratrice,che si adatta anche a lavare balle di indumenti inviate dall'America e preparate dalle "luigione",per la vendita nei mercati. Renato Morandi insegnerà presto a suo figlio a lavorare,già all'età di sette anni,dopo i compiti scolastici. Gianni da il suo contributo al bilancio familiare, prima lucidando, poi riparando le scarpe ed un paio di giorni a settimana vendendo brustolini e caramelle nell'unico cinema del paese, l'Aurora, con un guadagno di 20-30 lire per volta, ma si accontenta e si sente anche un privilegiato a poter assistere alle proiezioni dei film, suscitando l'invidia dei suoi coetanei.

Sarà rigido papà Renato, è il più bravo della scuola Gianni,soprattutto in aritmetica ma, dopo le elementari, dovrà fermarsi, sarebbe troppo difficile andare a Loiano, un paese vicino, o a Bologna per continuare a studiare, si assumerà lui il compito di dargli un istruzione. Gli organizza la giornata, in modo che gli siano concesse,fra lavoro e studio,due ore di libertà , fra le tredici e le quindici, per lo svago, ma è categorica l'ora del rientro, cinque minuti di ritardo vogliono dire un giorno senza poter uscire.

E' vivace Gianni, è troppo facile indugiare nel gioco, a volte accumula anche 20, 30 giorni di punizione,ma ne sconta 5 o 6, gli altri vengono abbuonati con un maggior numero di ore di lettura. Infatti la sera, dopo il lavoro di calzolaio, Gianni ha come esercizio quello di leggere a voce alta, i libri sono quelli che si trovano nella sezione del partito comunista "Enrico Calzolari",di cui, frattanto, Renato è diventato responsabile della diffusione stampa e propaganda. Sono testi impegnativi e di regime come le"Lettere dal carcere" di Gramsci, "Il Capitale" di Marx, il "Che fare", testi di Lenin e Stalin, difficili da capire ma che, comunque, faranno in modo che possa imparare un buon uso dell'italiano ed una buona dizione.

Dovrà anche far di conto Gianni, Renato gli affida l'amministrazione della sezione, sarà lui a conteggiare i guadagni provenienti dalla vendita dell'Unità, Noi donne, La lotta, L'avanguardia, i giornali di partito che, insieme con suo padre, diffonde il giovedì, giorno di mercato, per le strade del paese. Anche la spesa è un onere che tocca al ragazzino, i soldi sono contati, non c'è da scialare, 175 lire per 700 grammi di pasta e 100 lire per il macinato.

Insegnerà moltissimo questa disciplina a Gianni, soprattutto il rigore e l'impegno ma, anche, la precisione e l'applicazione, doti che gli torneranno utili successivamente. Scontano anche un po' l'appartenenza al partito comunista, i Morandi, Gianni farà la prima comunione, a dieci anni,alla Crocetta, ma non gli sarà permesso di partecipare alla processione, il giorno della festa del paese. Non è un'infanzia triste, la voglia di cantare contagia tutta la famiglia. In quegli anni, 55-56, Renato e Gianni frequentano le "veglie",sono riunioni nelle case dei contadini, ci si ritrova nelle stalle, per passare il tempo nelle sere invernali, riscaldandosi al calore delle mucche e cantando, aiutati dal "Canzoniere", gli ultimi successi di Tajoli e Claudio Villa, mentre le donne intrecciano la paglia che sarà venduta al metro, alla luce dei lumi a petrolio, con calderoni di castagne lesse per cena.

E' piccolo il paese, fa presto a correre la voce delle capacità vocali di Gianni che viene invitato ad esibirsi dal proprietario, Ubaldo Fabbri, detto Gelati, nel cinema dove lavora. Canterà anche la sera dell'ultimo dell'anno '56, augurando "Buon anno, buona fortuna" ai compaesani, attraverso gli altoparlanti Geloso, posti sulla facciata del cinema. Canta anche nell'albergo del paese, il "Quattro mori" e nel negozio da barbiere di Lino Lanzoni, sarà questi ad accompagnarlo al "Club Claudio Villa" a Bologna per un'audizione con la sua moto, c'è un maglione preparato da mamma Clara per difendersi dal freddo, ma il viaggio sarà inutile.

Intanto, siamo nel 57, Gianni si esibisce al Festival provinciale dell'Unità prima di un comizio di Pajetta, convincendo Oliviero Alvoni, funzionario del partito che controlla la "cellula" di Monghidoro ed amico di Renato Morandi, a presentarlo alla maestra Alda Scaglioni di Bologna, che è un'autorità nel campo. Il provino sarà del febbraio '58, l'epoca è quella di "Nel blu dipinto di blu", canzone di Modugno e Migliacci, trionfatrice del Festival di Sanremo. Il superamento della prova farà si che Gianni diventi, dopo due mesi di lezioni,componente fisso dell'orchestra Scaglioni, composta da sei musicisti, fra cui il cantante Renzo Angelucci, che sarà per lui un maestro. Il debutto è in una casa del popolo ad Alfonsine, vicino Ravenna. Saranno tre anni di spettacoli, soprattutto estivi, a Riccione al "Caffè Turismo", il compenso di mille lire. Durerà fino al '60, quando il cambio della voce farà tornare Morandi al suo paese, a vendere giornali, a fare il ciabattino e ad imbastire la sua prima storia d'amore con Edera Rossetti.


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